Giovanni si è incamminato lungo i sentieri della Libertà


Ricordo di Giovanni 29 gennaio 2008


Giovanni Turcotti è stato un collaboratore discreto e prezioso dell'Istituto per la storia della Resistenza: discreto perché non ha mai preteso visibilità personale, mettendosi generosamente a disposizione come esperto in occasione di varie iniziative didattiche, prezioso perché ha dato un grande contributo, sia critico che fattivo, all'aggiornamento della nostra offerta culturale. Con particolare entusiasmo ha partecipato al progetto “I sentieri della libertà”, nato per riportare i giovani sui sentieri alpini dove è passata anche la storia del Novecento con tutta la sua drammatica complessità.

Giovanni ora si è incamminato lungo il proprio sentiero della libertà, dopo che insieme, in alcune occasioni, abbiamo percorso l'itinerario che da Balmuccia porta all'alpe Fej di Rossa, accompagnando studenti a vivere un'esperienza in cui si sono amalgamate storia contemporanea, tematiche ambientali, testimonianze di arte e fede, cultura alpina. Una piccola ma affiatata squadra di educatori: io e Bruno Rinaldi a trasmettere conoscenze, lui a tradurre le nostre parole in emozioni e sentimenti per i ragazzi. Giornate d'autunno indimenticabili, con le brume che rendevano misteriosa l'atmosfera del bosco, prima di incontrare lo strazio di baite diroccate dove si è consumata una delle tante tragedie della guerra civile e dove, insieme a lezioni di storia sul campo, per alcune ore abbiamo dialogato dei valori dell'uomo e della pace, quelli che Giovanni ha fatto apprezzare a tutti quelli che l'hanno conosciuto.

E prima di congedarci alla fine delle giornate, lo ricordo mentre ringraziava gli studenti della lezione che gli avevamo offerto con la loro partecipazione e poi, nel salutarmi, commosso, concludeva ogni volta: “Che lavoro meraviglioso è il nostro!”.

Ora che Giovanni ha varcato il confine tra chi ricorda e chi è ricordato non sarà più possibile tornare su quei luoghi senza rimpiangerlo, senza immaginarlo mentre affrontava la salita con il suo passo che esprimeva anche il grande dinamismo interiore, pronto a trasformare sempre il particolare nell'universale, a suggerire interpretazioni che ogni volta sorprendevano e rivelavano prospettive impensate, a rendere elevata l'umile quotidianità.

Tra noi non c'era bisogno di complimenti, ci si voleva bene senza enfasi e senza retorica; per questo non gli ho mai espresso un pensiero che ora, commosso, rendo manifesto: che persona meravigliosa sei stata, Giovanni!


Enrico Pagano


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