Ricordo di Giovanni all'Università della Terza Età


30 gennaio 2008


Difficile sintetizzare 40 anni di conoscenza, frequentazioni, affetto per Giovanni.

Se il filo della memoria mi sorregge, proverò perciò a fare un excursus cronologico che, sia pur nell'ambito del tempo necessariamente ristretto che ho a disposizione, possa ridarci alcuni aspetti della personalità e della vita di Giovanni.

Ho conosciuto Giovanni Turcotti alla fine degli anni '60; in un periodo di grande effervescenza di idee e di iniziative cominciammo a trovarci prima nel gruppo di Plello (attorno a don Giuseppe Cappa) e poi soprattutto e più a lungo nel gruppo fondato dallo stesso Giovanni, Chiesa 70, che divenne in breve tempo vero punto di riferimento per i cattolici riformatori e particolarmente vicini allo spirito del Concilio Vaticano II.

Per me in quegli anni Giovanni è stato un vero e proprio maestro, interlocutore privilegiato delle mie ricerche intellettuali e spirituali, riusciva a dar voce a quelle che potenzialmente erano anche le mie idee, i miei valori. Grazie a lui avevo fatto un'esperienza per me importante, in un campo di lavoro, in Danimarca, col gruppo di Mani Tese dell'Abbé Pierre, grazie a lui indirizzavo in modo nuovo e davo significato alla mia formazione cattolica. I temi su cui discutevamo e producevamo volantini, documenti, iniziative erano soprattutto quelli dell'anti-consumismo (ho partecipato al Natale povero di Carcoforo), dell'anti-militarismo, dell'impegno a favore degli emarginati e dei popoli del Terzo Mondo.

Con lo scioglimento del gruppo (fine '72) divenne per me più forte l'esigenza di un impegno politico e poi amministrativo (nel '75 divenni assessore), per entrambi sia pur inizialmente con percorsi diversi ci furono gli anni dell'insegnamento, prima precari, poi di ruolo.

A partire da quegli anni 73–74 per più di 20 anni l'orizzonte entro cui abbiamo continuato a coltivare la nostra amicizia è stato quello della scuola.

Colleghi al Liceo Scientifico, entrambi docenti di Storia e Filosofia, lo siamo stati solo nell'anno scolastico 77–78 ma non ci siamo comunque mai persi di vista.

Abbiamo frequentato decine di corsi di aggiornamento insieme; non c'era argomento che non interessasse a Giovanni, da quelli psicologici a quelli storici; ma ricordo anche un ciclo di corsi organizzati dall'Unione Industriale a Vercelli “Il sapere minimo sull'industria”. Giovanni c'era sempre e il suo era un interesse autentico; sentiva forte il bisogno di sapere, di imparare, di discutere.

Niente di più alieno da lui erano i motivi che spingevano magari altri insegnanti: il punteggio, la progressione di carriera, il fondo incentivante. E poi...di questi corsi era sempre l'animatore.

Non bisognava preoccuparsi se lo si vedeva appisolarsi, sentiva quello che era necessario sentire, interveniva a chiedere chiarimenti ma soprattutto a sollevare dubbi, a provocare riflessioni.

Tramite i corsi e le iniziative comuni tra le due scuole (lui era ormai approdato in modo stabile al Classico) l'amicizia tra di noi si è sempre mantenuta viva; il dialogo con lui era spesso tra il serio e il faceto, chi non ricorda i suoi giochi di parole, l'uso del doppio senso, il linguaggio a volte sboccato e dissacrante ma non era ancora finita la risata che già eri inchiodata ad una riflessione profonda, ad un mettersi in discussione, alla consapevolezza del proprio impegno di insegnanti – educatori.

Di quel periodo mi piace ricordare due immagini che sono due facce della stessa medaglia:

  1. Giovanni commissario d'esame allo Scientifico con incontro a Sant'Anna - iniziativa insolita e speciale

  2. Giovanni sotto il bersò di casa mia che mi spiega le finalità del suo insegnamento – la maturità ecc – la difficoltà a riportare la cosa in commissione.

Ci dicono della coerenza di Giovanni, del suo stile, dell'interpretazione del suo ruolo, convinto, senza cedimenti: non un trasmettitore di conoscenze ma un educatore, l'insegnante amico che ha come obiettivo prioritario quello di farti crescere.

Negli ultimi 10 anni ci trovavamo soprattutto al Circolo di Via dei Lilli nelle iniziative, nelle assemblee dei Soci, soprattutto nelle cene.

Io Preside dello Scientifico, lui docente del Classico: nessuna remora, nessuna differenza tra di noi appartenenti a scuole che spesso si vedevano come concorrenti. Anche quando mi parlava di problemi relazionali e gestionali della sua scuola, non lo faceva mai in modo pettegolo o polemico ma lo faceva per capire meglio, magari con il mio aiuto, le ragioni degli uni e degli altri. Il Giovanni maturo è stato essenzialmente uomo di pace e di mediazione.

Il capire le ragioni di tutti, il mettersi nei panni di... era una delle sue caratteristiche peculiari ma addirittura il metodo del suo insegnamento. In classe si metteva nei panni del filosofo, del personaggio storico e faceva rivivere, a volte proprio mimando, ambienti e soprattutto domande, riflessioni che portavano ad elaborare teorie, a fare scelte piccole, grandi o di vita.

Anche da pensionato, Giovanni non voleva lasciare la scuola, come luogo privilegiato per l'incontro con i giovani, luogo della formazione, civile ed etica. Non ha mai smesso di crederci, soprattutto in questo non è mai invecchiato.

Si era messo ad insegnare a quei ragazzi che rifiutano la scuola, rifiutati a loro volta dalla scuola, stava provando l'ultima spiaggia del sistema formativo.

Si era messo a disposizione in alcune occasioni anche dello Scientifico come animatore nelle assemblee studentesche, come formatore, come accompagnatore di classi sui sentieri della Resistenza.

Io credo che l'empatia con cui riusciva a coinvolgere gli studenti nella riflessione, nella ricerca del senso e della motivazione del senso alle scelte sia stata straordinaria e inimitabile.

Il 1° settembre Giovanni, quindi già malato, si era preoccupato per me e mi ha lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica di conforto e di augurio: sapeva che andavo in pensione, mi era vicino in un passaggio cruciale di vita, in lui particolarmente sofferto, sapendomi accomunata a lui dalla passione e dall'impegno per la scuola.

Giovanni è poi venuto al pranzo dei pensionati che abbiamo organizzato a fine ottobre: anche lì il messaggio che ci mandava è quello di non tirarci fuori, anche se in vesti diverse dobbiamo continuare ad occuparci della formazione dei giovani.

Chiudo dicendo una cosa che forse a Giovanni non piacerebbe, se fosse qui: in quel posto come tre settimane fa replicherebbe; pur avendo tanto seminato in trent'anni di insegnamento con idee, riflessioni, provocazioni, non c'è stato il passaggio del testimone.

Nella scuola non vedo successori. Almeno qui da noi, Giovanni è stato unico.




Marisa Gardoni

già docente di Storia e Filosofia e Preside del Liceo Scientifico di Borgosesia


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